Save the car, lo strumento per tutelarsi dalle truffe

“Trovarsi insieme è un inizio, restare insieme un progresso, ma riuscire a lavorare insieme è un successo”. La sapeva lunga Henry Ford che con questo aforisma riesce ad anticipare di quasi un secolo la realtà di oggigiorno. Nell’era digitale non esistono barriere e ognuno è libero di condividere le proprie esperienze, ma purtroppo questa fortuna difficilmente viene sfruttata limitandosi alla chiacchiera senza raggiungere il fine ultimo della cooperazione. Quanti automobilisti vorrebbero qualche garanzia in più sul proprio veicolo acquistato di seconda mano? Domanda banale, tutti. Riformulo. Quanti automobilisti sarebbero disposti ad impiegare 5 minuti del proprio tempo per aiutare altri automobilisti nel momento del bisogno? Save the car (clicca qui per il link diretto) è un progetto che permette di censire gratuitamente il proprio veicolo contribuendo attivamente alla lotta contro le truffe per cui son noti i commercianti di auto disonesti. Come sottolinea Maurizio Picollo, promotore dell’iniziativa, non si tratta semplicemente di filantropia, ma i contributors possono avere dei vantaggi diretti a breve termine. I veicoli reimmatricolati hanno una passato poco limpido e per i possessori c’è il rischio di trovarsi inconsapevolmente complici del raggiro in occasione della rivendita. Come tutelarsi ufficiosamente? Semplice. Al momento dell’acquisto di un veicolo è sufficiente pubblicarne sulla piattaforma il chilometraggio, operazione non reversibile che lascerà una traccia indelebile della percorrenza relativa ad un determinato numero di telaio. Il punto forte del database è la possibilità di convalidare l’autocertificazione allegando la foto dell’odometro, lo screenshot dell’annuncio di vendita (immagine in basso a sinistra) e la scansione della fattura di acquisto prevenendo ogni dubbio riguardante la buona fede dell’operazione. Il caso vuole che uno dei primi a trarre profitto del progetto è proprio il fondatore stesso che ha sventato la minaccia di un’azione legale mostrando la cronologia delle conversazioni (foto di destra) con l’allora venditore di un motociclo successivamente rivenduto e risultato schilometrato a seguito di perizia. Ricapitolando, il quarto proprietario ha scoperto una truffa del secondo (rivenditore) ai danni del terzo (Maurizio) che ha rischiato di assumersene la responsabilità. Naturalmente non si parlerebbe di truffa se il primo proprietario avesse censito l’effettivo chilometraggio del veicolo evitando una lunga serie di equivoci certificati dal responsabile tecnico del centro di revisioni che durante il collaudo ha riportato il dato letto dell’odometro manomesso (leggi “il revisiore non certifica il chilometraggio“). Registrare i veicoli dei clienti senza autorizzazione è una violazione della privacy, ma invitarli a farlo autonomamente è un chiaro segno di onestà e professionalità, due attributi fondamentali nell’ambito dei collaudi.