Revisione auto: urge ricambio generazionale

Nonno Giovanni era una persona d’oro. Classe 1925, dopo 40 anni di lavoro come operaio alla Pirelli arrivò finalmente alla pensione, periodo che impiegò come volontario in Croce Bianca. Mai un debito e mai un nemico: amava essere in regola con tutto, tanto che a 80 anni e rotti fece demolire lo storico Pandino con meno di 10.000Km per il blocco degli euro 0. Ricordo come fosse ieri i bisticci con mia nonna che lo rimproverava di non mettere mai la cintura di sicurezza: -Non rompere! Pensa un po’, son sopravvissuto ai bombardamenti del 43′- e andava.

Brutto da dire, ma nonno Giovanni era ignorante, buono sì, ma ignorante. Con cinque anni di studi e dodici ore di lavoro al giorno era impossibile avere una mentalità aperta, ma non dimentichiamo che queste persone rimboccandosi le maniche hanno ricostruito l’Italia del dopoguerra. In quegli anni nascevano le prime autofficine che per soddisfare la richiesta indotta dal boom economico operavano giorno e notte senza l’ossessione del guadagno: –c’era da lavorare e si lavorava, punto!- Quando non esistevano studi di settore, IVA e contabilizzazione capitava spesso che il favore si sostituiva il corrispettivo della prestazione: -A posto così! Passerò domattina a ritirare una damigiana di vino-. Il meccanico beveva a sbaffo e il contadino aveva il furgone pronto per le consegne, cos’altro serviva? La progressiva estinzione del piccolo artigiano ha contribuito alla rottura di questo patto di ferro favorendo un mercato più regolamentato a misura delle nuove forme di commercio. Oggigiorno le uniche botteghe sopravvissute alla selezione naturale del progresso sono le autofficine che come fossili viventi sussistono in un’epoca a cui non appartengono. Il carburatore lascia il posto all’iniezione che a sua volta verrà soppiantata dall’elettrico: cambia il contorno, ma la mentalità purtroppo non si evolve. Fare il meccanico non è un lavoro, è una passione  che impone una vita di sacrifici fra quattro mura lontano dal mondo. L’estraniazione a lungo andare provoca immobilismo e l’immobilismo ignoranza, una caratteristica incompatibile con una professione che richiede imparzialità, incorruttibilità e buone capacità comunicative. Tutto regolare, se non che dal 2000 in poi sempre più autofficine ottengono l’autorizzazione per revisionare i veicoli, un’attività che va ben oltre le consuete logiche di produzione. Potrà mai lo storico meccanico di paese essere imparziale? Il motto “una mano lava l’altra” è compatibile con il rigore richiesto da un’operazione ministeriale?  L’esito del collaudo è fortemente influenzata dai rapporti con il proprietario del veicolo, un meccanismo sradicabile da una rivoluzione culturale che per il momento non trova terreno fertile (leggi Autofficine disoneste: il vero nemico della sicurezza stradale). Le notizie di cronaca etichettano i responsabili delle revisioni facili come autentici delinquenti, ma in realtà si tratta di  semplici pesci fuor d’acqua che, come nonno Giovanni, hanno una mentalità approssimativa incompatibile con l’ambiente che li circonda. Dall’Europa arriva il cartellino giallo: la direttiva 2014/45eu (DM 214/17 in Italia) segna l’inizio di un lento, ma inesorabile processo di separazione dell’attività di controllo da quella di riparazione. Siamo alle porte, buon 20 Maggio 2018*!

*Data dell’entrata in vigore del Dm 214/17