Covid-19 e centri di revisione: si lavora

Quanti ispettori e titolari di centro di controllo alle 21:40 stavano seguendo il discorso del premier Conte relativo alle misure straordinarie per contenere il contagio da Coronavirus (leggi il decreto 11 Marzo 2020)? Sicuramente molti, ma quanti ci hanno capito qualcosa? Ormai si sa, siamo ben avvezzi alle comunicazioni ministeriali ed abbiamo imparato a riconoscerne il carattere: poca chiarezza e largo spazio alle interpretazioni, talvolta fantasiose, ma cosa volevamo sentirci dire? Alcuni erano per lo stop totale di tutte le attività, altri per l’esatto opposto: –Chi coprirà i tributi, l’affitto dei locali e la rata dell’attrezzatura se dobbiamo chiudere? Chi garantirà lo stipendio ai dipendenti se non lavorano? La risposta a entrambe le domande è la stessa: lo Stato. Ogni anno vengono revisionati circa 14 milioni di veicoli principalmente da parte di imprese private che da oltre vent’anni esercitano questa funzione sul territorio. Di certo i centri di controllo non operano gratuitamente, ma va riconosciuto che grazie al loro contributo viene alleggerita la mole di lavoro a carico delle strutture pubbliche, viene creata occupazione e vengono immessi nelle casse dello Stato oltre 300.000.000€/anno. Sì, 300 milioni di Euro all’anno. Circa il 30% della tariffa ministeriale va direttamente allo Stato (9,90€ di IVA + 11,98€ fra diritti D.T.T. e commissioni postali su 45€ netti di compenso), senza considerare le tasse sugli utili, le tasse sul reddito dei dipendenti e tutto il resto. Tasse su tasse, ma per cosa? L’unica consolazione per digerire questa pressione fiscale è pensare che sia tutto un dare per avere: finanziando i servizi pubblici migliora il benessere collettivo e vengono garantiti gli ammortizzatori sociali. Da soli non si può, insieme sì. Questo è l’unico spirito che ci consente di vivere armoniosamente nella società civile. Oggi 11 Marzo 2020 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) ha dichiarato il Coronavirus “pandemia” visto l’altissimo numero di contagi in tutto il mondo: il sistema sanitario italiano è al collasso ed il rischio di infezione è terribilmente concreto. Lo stop generale di tutte le attività è l’unica soluzione per arrestare il proliferare del virus, ma il governo sembra emettere provvedimenti con il contagocce. Dapprima vengono prescritte limitazioni generali, poi vengono bloccati bar e ristoranti nelle ore notturne mentre da domani lo stop riguarderà tutte le attività commerciali, meno quelle di pubblica utilità. La revisione ministeriale del veicolo, nonostante venga costantemente sminuita da automobilisti e politica è una pubblica utilità, ma le cose potrebbero cambiare. L’automobile è un bene di prima necessità, in particolar modo oggi poichè consente il trasporto evitando l’agglomeramento di persone tipico dei mezzi pubblici, ma senza revisione ministeriale in corso di validità non può circolare. Garantire il servizio revisioni o posticipare la scadenza della stessa chiudendo le attività? Da quando tutta l’Italia è stata proclamata “zona rossa” di fatto sono stati limitati gli spostamenti da comune a comune con deroga alle emergenze o a particolari esigenze lavorative. Ha senso obbligare i centri di controllo ad operare in città deserte con spese di gran lunga superiori agli incassi? Caro Stato, per oltre vent’anni ti abbiamo servito a testa bassa, ma ora abbiamo bisogno di te: salvaguarda la nostra salute ed aiutaci economicamente a sostenere questo momento di difficoltà!

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