Covid-19 e centri di revisione: le chiusure spontanee paralizzeranno gli automobilisti

Condizioni igieniche pessime nell’abitacolo di un veicolo sottoposto a revisione ministeriale

Nei precedenti articoli (link 1) (link 2) relativi all’emergenza Covid-19 è stato utilizzato impropriamente l’hashtag #fatecichiudere lasciando intendere si chiedesse allo Stato il benestare per chiudere le attività, ma non è così. Rilanciando il titolo della campagna dal Ministero della Salute, #iorestoacasa è già un dato di fatto per numerosi centri di revisione ed autofficine. Entrambe le categorie non sono soggette all’interruzione forzata dell’operatività imposta dai provvedimenti straordinari, ma molti imprenditori o semplici operatori del settore hanno scelto liberamente di fermarsi per salvaguardare la propria salute: nessuno può impedirlo. Va ricordato che in situazioni di emergenza non deve assolutamente prevalere l’individualismo: il motore della società funziona solo se tutti gli ingranaggi girano correttamente, chi pensa per se danneggia la collettività. Credete forse che medici ed infermieri siano felici dei turni massacranti di queste ultime settimane e del rischio quotidiano di contagio? Probabilmente no, ma il loro codice deontologico professionale prevede l’assistenza e la cura dei malati. A questo proposito, è utile ed interessante ragionare sul ruolo che hanno le nostre figure professionali all’interno della società, con una particolar attenzione a queste settimane di criticità. Innanzitutto, è bene porre una netta distinzione fra autoriparatori e addetti alla revisione ministeriale. Entrambi garantiscono la circolazione dei veicoli, ma i primi rispondono ad un bisogno individuale del cittadino causato da una situazione di emergenza, i secondi ad un’esigenza sociale normata dallo Stato. Tutti i veicoli devono essere controllati periodicamente da un professionista, ma per regolarizzare questo obbligo viene concesso un intervallo di tempo ampio a prova del carattere di non urgenza di questa pratica. Indispensabile sì, ma assolutamente non urgente. La richiesta delle principali associazioni di categoria al Ministero è quella di prorogare le scadenze di Marzo in Aprile per consentire a tutti gli automobilisti di circolare liberamente nelle circostanze riportate nell’autocertificazione (link) per giustificare gli spostamenti prevista dal DPCM 9 Marzo 2020. Le prescrizioni hanno l’obbiettivo di evitare il più possibile i contatti fra persone e quindi il contagio, ma l’atto della revisione ministeriale è un’occasione perfetta per contrarre e diffondere il virus. Mentre l’autoriparatore ha la possibilità di limitare la sua permanenza all’interno del veicolo, l’ispettore addetto al controllo ministeriale svolge parte del lavoro nell’abitacolo, uno spazio ristretto a bassa circolazione di aria potenzialmente fertile per la proliferazione dei microrganismi. L’unica domanda da porsi  è la seguente: siamo più utili alla società come ispettori o come pazienti infetti a carico del Sistema Sanitario Nazionale? Ognuno tragga le proprie conclusioni. Se lo Stato non ci assiste, pagheremo di tasca nostra l’interruzione delle attività sacrificando ferie, permessi o rinunciando a guadagnare, ma una cosa è certa: #iorestoacasa

N.B. Si ricorda di comunicare alle UMC di competenza l’interruzione del servizio come da regolamento, ma si segnala che molti dipartimenti hanno a loro volta emesso circolari riguardati la sospensione di numerose competenze.