Ecco perché se sei un dipendente di centro revisioni dovresti abbandonare AICC. Se sei un titolare, anche.

Associazione ICC nasce nel 2015 in Sardegna. L’acronimo “AICC”, Associazione Ispettori Centri di Controllo, dimostra chiaramente quali sono le intenzione dell’organizzazione, ovvero tutelare la figura dell’ex-responsabile tecnico addetto alla revisione ministeriale, oggi per l’appunto “ispettore”. Lo statuto conferma la mission riportando come primi punti, testuali parole, “Promuovere e valorizzare a tutti i livelli, la qualifica e la professione degli ispettore dei centri di controllo” e “tutelare e rappresentare in ogni sede, negli limiti dello statuto, gli interessi degli ICC associati.” Un’organizzazione di chiara natura sindacale, verrebbe da dire, ma ahimè, quella parolina magica non si poteva utilizzare. Guai. La ragione è semplicissima e, giusto precisare, non ha nulla a che vedere con la politica. L’ispettore del centro di controllo, ovvero colui che svolge materialmente la revisione ministeriale, può essere sia un dipendente che il titolare dell’attività: la legge, per ora, non si è mai espressa a riguardo. Vuoi parlare di sindacati con un qualsiasi proprietario di impresa in Italia? Non scherziamo. Reazioni da Briatore o altri scienziati di questo calibro, salvo poi nella vita aver a malapena portato avanti la baracca di papà, con scarso successo e commiserandosi ad ogni occasione. Non per tutti, sia chiaro: esistono anche grandi imprenditore nel settore revisioni, ma solitamente hanno poco tempo per queste chiacchiere da bar che peraltro denotano una scarsa conoscenza della storia mondiale. Per entrare nel merito dell’argomento, vorrei sottoporre a tutti i lettori una domanda. Cosa spinge, secondo voi, un titolare di centro di controllo con la qualifica di ispettore ad aderire ad un’organizzazione sindacale anche se sulla carta non lo è? Per rispondere dobbiamo tuffarci nel “lontano” 2015-2016, quando il malcontento social nei confronti delle storiche associazioni di categoria Confartigianto e CNA era ai massimi livelli (non che ora le cose siano cambiate). Il settore revisioni era, al pari di oggi, divorato dal malcostume in generale, dagli sconti sulla tariffa, dalle revisioni facili e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, i centri avevano appena subìto, perché “subìto” è il termine più coerente, l’adeguamento forzata del protocollo MCTC Net 2, uno scherzetto costato circa 10.000€ a tutte le imprese. – Dov’erano le associazioni di categoria dei centri di revisione quando al Ministero dei Trasporti si strizzava l’occhio ai produttori e rivenditori attrezzatura? Non pervenute, parrebbe, ma questa imposizione è stata interpretata dai più come una compiacenza da parte delle storiche organizzazioni sindacali, supposizione  chiaramente non dimostrabile e frutto di ossessione complottista. Da qui la perplessità di numerosi titolari di centro revisione: chi tutela i miei interessi? Sono un piccolo artigiano, posso fidarmi di queste grandi sigle? Ecco che compare la nascente AICC, per la prima volta nella storia un’associazione del popolo, composta esclusivamente da lavoratori, da gente che vivendo sulla propria pelle la quotidianità del mestiere conosce concretamente le problematiche del settore. – Mi fido più del negozietto sotto casa o della grande distribuzione? – Del primo, verrebbe da dire istintivamente, ed è un po’ il ragionamento alla base della scelta dell’associazione di categoria. Giusto/sbagliato? Giusto, ci mancherebbe!

Ora una breve nota di merito riguardo tutti i soci e direttivo di AICC, senza distinzione fra titolari e dipendenti, anche perché non amo sputare nel piatto nel quale ho mangiato – per così dire – negli ultimi anni. Come definire chi si rivolge ad un sindacato con l’ambizione di professionalizzare il settore, fornire assistenza, informazione e supporto ai soci? Come definire chi ritiene che l’aumento della tariffa, o adeguamento ISTAT che sia, l’abolizione del pedale pressometrico durante la prova freni ed il cosiddetto “sostituto RT” non siano gli unici problemi del settore? Già. Perché puoi anche farti pagare 100€ la revisione, ma se poi per ottenere clienti devi lavorare con le fette di salame davanti agli occhi, beh, siamo punto a capo. Ecco, da questo punto di vista AICC è sempre stata sul pezzo e l’auspicio di un cambiamento di rotta del settore era – ed è – una volontà concreta, non semplice propaganda. Purtroppo però siamo sul pianeta Terra, precisamente in Italia, non in un film della Disney. – Persone per bene –, per rispondere alla domanda precedente, ma il mondo ahimè è mosso da interessi, non da buoni propositi. E proprio la contrapposizione tra interessi e buoni propositi è ciò che ha distrutto/distruggerà (non saprei quale coniugazione utilizzare, chiedo venia) AICC. Finchè si parla della pace del mondo, dell’abolizione della schiavitù e della parità di genere siamo tutti d’accordo, almeno mi auguro, ma quando si parla di cambiamenti che coinvolgono direttamente la sfera del personale? Quanto viene toccato il nostro interesse? È il caso della formazione ai sensi della direttiva 2014/45Ue, ad esempio. – 300 ore di corso? Perché non ne facciamo 1500? Tanto chissenefrega, io sono già abilitato*. – Se sono dipendente verrà indirettamente aumentato – come effettivamente si è verificato – il valore del mio ruolo, quindi banalmente lo stipendio, mentre se sono titolare-lavoratore potrei mettere in difficoltà i miei concorrenti non abilitati rendendoli più difficile l’approvvigionamento di nuovi dipendenti*. – Ah, poi c’è la professionalizzazione del settore, ma quanti effettivamente ci credevano? – È un po’ come quando le storiche associazioni di categoria proclamano gli “allarmi sicurezza stradale”, salvo poi essere solo ed esclusivamente “allarmi portafoglio”. Scusate, sono troppo schietto forse, ma ritengo l’essere pragmatico la mia migliore virtù.

*[A onor del vero, le frasi contrassegnate con l'(*) non sono parte di dialoghi realmente avvenuti, ma identificano, secondo l’autore dell’articolo, la linea di pensiero di massima di quel periodo]

Dopo il successo conquistato – e qui ancora una volta grazie al presidente Gianluca Massa – ai tavoli di lavoro del Ministero dei Trasporti nell’ambito della formazione degli ispettori, tocca recepire gli altri punti della 2014/45ue, quelli forse più spinosi e difficili da digerire. Fra questi riecheggia la parola “terzietà” , citata pubblicamente per la prima volta dal buon Andrea Da Lisca ai tempi di Osservatorio Revisione Veicoli. Vi spiego brevemente, per i meno studiati o banalmente per coloro che fingono di esserlo, il significato del vocabolo. La terzietà implica il non coinvolgimento di colui che svolge materialmente le revisioni ministeriali nell’attività commerciale per evitare conflitti d’interesse di natura economica. In altri termini, l’ispettore non può essere ne il titolare del centro di controllo, ne un dipendente dello stesso. Sei d’accordo/non sei d’accordo? Non è importante. Piaccia o non piaccia significa quello, punto. Inoltre, doveroso precisarlo, non si tratta di un capriccio di AICC o la perversione di qualche visionario che non ha nulla di meglio da fare: è una direttiva europea recepita con decreto ministeriale. È legge. Se prima il giochetto era fingere che la terzietà non fosse un requisito fondamentale per l’attività di revisione, il nuovo mood dell’opposizione, per così dire, è storpiare il significato del vocabolo affinchè coloro che ne chiedono a gran voce l’attuazione ricevano il “contentino”. Ora, a prescindere dal giusto o sbagliato in termini assoluti, secondo voi ad un titolare di centro di controllo può convenire un cambiamento del genere? Sì, se l’attività è ben strutturata e campa esclusivamente di revisioni. No, se si tratta di centro revisioni ibrido con autofficina magari gestito esclusivamente dal titolare senza dipendenti. A onor del vero, la maggior parte dei soci ispettori-titolari di AICC appartiene alla categoria B, quindi per definizione non potrà mai essere favorevole all’attuazione della terzietà pura, requisito che peraltro con buona probabilità sarà messo in atto nelle revisioni dei pesanti. Ed è paradossale, forse anche un po’ ipocrita, che per tale settore sono tutti d’accordo, AICC compresa, mente per i leggeri no, anzi ni, anzi bo: sarebbe interessante capirne le regioni. La butto lì: interessi personali? Ecco come va a farsi benedire “la professionalizzazione del settore”, ma d’altro canto fa parte del gioco. Le associazioni di categoria, i sindacati, i partiti politici rappresentano e tutelano gli interessi dei propri associati, sostenitori ed elettori. E tu, cara AICC, quale interesse porti avanti?

Per la cronaca, le perplessità descritte nell’articolo rappresentano la linea della maggior parte dei soci-dipendenti di AICC i quali sono migrati verso un nuovo sindacato, la Federispettori. Per quanto riguarda i soci-titolari invece, il mio consiglio è di approfondire con il direttivo le tematiche appena descritte, con particolare riferimento alla questione della terzietà. Siete certi di essere ben rappresentati? Se sì mi fa piacere, ma ahimè, andrebbe quantomeno modificato lo statuto associativo, la vision e la mission.

Vorrei porgere infine le mie scuse per l’altissima concentrazione di politicamente scorretto all’interno di questo articolo: potrebbe urtare la vostra sensibilità.

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