Parafrasi di un mito

L’Italia, e in particolar modo l’Emilia Romagna, è considerata la terra dei motori, la cosiddetta “Motor Valley”. Infatti annovera nel suo territorio le più importanti realtà che tutto il mondo ci invidia, un patrimonio di indubbia qualità tecnica e storica. Quattro autodromi internazionali, sei centri di formazione specializzati, sei case costruttrici, tredici suggestivi musei, diciotto emozionanti collezioni, centinaia di squadre sportive che gareggiano in competizioni mondiali portando avanti il Made in Italy. Numeri da brivido solo a pensarci. Inoltre, dal 2017, è nata la “Motorvehicle University of Emilia Romagna” (MUNER); fortemente voluta dalla Regione Emilia Romagna, nasce dalla sinergia tra alcuni prestigiosi atenei (Università di Bologna, Università di Modena, Università di Reggio Emilia e Università di Parma) e le case automobilistiche che portano l’eccellenza del Made in Italy nel mondo, affondando le radici storiche nel territorio, con Advanced Automotive Engineering e Advanced Automotive Electronic Engineering. Motorvehicle University of Emilia-Romagna intende attrarre nella regione i migliori studenti universitari di tutto il mondo con l’obiettivo di formare e inserire nel mondo del lavoro gli ingegneri di domani, i professionisti che progetteranno veicoli stradali e da competizione, i sistemi di propulsione sostenibili e i sottosistemi per le funzionalità intelligenti e gli impianti di produzione all’insegna dell’Industria 4.0. Valorizzare il territorio e non solo le aziende coinvolte, questo è l’obiettivo. Tutto ciò per formare in casa i “talenti” di domani, preservando un patrimonio unico nel mondo. 

Ferrari, Maserati, Dallara, Pagani, Ducati e Lamborghini tra i marchi più rappresentativi dell’intera galassia dei motori. Apriamo un focus sull’ultimo: La Lamborghini è un’industria che si è occupata inizialmente di costruire trattori agricoli ed è stata fondata da Ferruccio Lamborghini, nato a Renazzo (Ferrara) il 28 Aprile 1916, figlio di agricoltori, studia tecnologie industriali a Bologna e la sua passione per le auto e la meccanica lo porta a lavorare in un’azienda che revisiona automezzi dell’esercito. Nel 1946 esplode il mercato dei trattori in Italia e Ferruccio Lamborghini decide di intraprendere la carriera imprenditoriale nella costruzione di macchine agricole, fondando quindi la Lamborghini Trattori. L’origine del logo della sua azienda è legata al fatto che la sua data di nascita, il 28 Aprile appunto, nello zodiacale cade sotto il segno del Toro. Inoltre lui amava la corrida e il Toro era quindi il simbolo perfetto. Solo tre anni dopo la guerra, l’azienda Lamborghini era capace di progettare e costruire da sola i suoi trattori e già nel corso degli anni cinquanta e sessanta la Lamborghini Trattori diventa una delle più importanti aziende costruttrici di macchine agricole in Italia. Nonostante i numerosi successi in campo imprenditoriale, la passione per l’automobile non abbandona mai Ferruccio, tanto da fargli acquistare molte auto sportive, tra cui anche la sportiva per eccellenza: era infatti amante delle Ferrari, altro patrimonio dell’ Emilia Romagna. 

La storia narra che dopo numerose auto acquistate, Lamborghini in persona si recava spesso e volentieri a parlare con Enzo Ferrari; era infatti il cliente più importante della casa di Maranello, finché un giorno, dopo aver portato per l’ennesima volta a riparare la sua Ferrari 250 GT, nacque una discussione molto accesa tra i due. Ferrari insinuò: “Lei probabilmente saprà guidare molto bene i trattori, ma non saprà mai guidare una Ferrari.” 

La questione era piuttosto semplice: Lamborghini, capendone di motori, non era completamente soddisfatto del funzionamento della trasmissione della sua vettura e credendo di offrire un contributo che sarebbe stato apprezzato, si rivolse all’ex pilota e fondatore della scuderia di Maranello dispensando alcuni consigli su come migliorare l’automobile per eccellenza, ma probabilmente non era consapevole di chi aveva davanti, oppure era troppo ambizioso per tacere. 

Lamborghini tornò mestamente a casa con un chiodo fisso in testa: riuscire a fondare un’azienda che producesse veicoli sportivi. A questo scopo riunì attorno a sé una squadra di tecnici e designer  

e cercò di realizzare il suo sogno. La sua azienda che produce automobili nasce ufficialmente nel 1963, grazie alla sua grande capacità imprenditoriale che gli consente di avere con sé anche molti dei migliori tecnici dell’epoca in campo automobilistico, tra i quali Giampaolo Dallara, Paolo Stanzani e Giotto Bizzarrini, stilisti dell’automobile e ingegneri di primo livello, che lo avrebbero portato a ottenere il successo che sperava di trovare. 

La prima vettura uscita dalla casa di Sant’Agata Bolognese fu la 350 GTV, una gran turismo a due posti veloce ed elegante, proprio come la voleva Ferruccio. La vettura però non ebbe il successo sperato poiché lo stile era troppo avveniristico per incontrare favori e perciò rimase un esemplare unico.

La prima auto in serie griffata Lamborghini fu quindi la 400 GT, versione rivista della 350 GTV e modificata in molti aspetti, compreso un aumento di cilindrata e un aumento di due posti a sedere; la vettura venne presentata nel 1966.

Nel frattempo negli uffici tecnici della casa del Toro si lavorava al prossimo futuro, infatti Giampaolo Dallara e Paolo Stanzani stavano creando quello che è a tutt’oggi un mito in tutto il mondo, la Lamborghini Miura. Nasce dalla mente di alcuni geni dell’automobile che volevano creare qualcosa di diverso, mai creato prima e ci riuscirono perfettamente perché realizzarono una Gran Turismo con un’unità termica montata in posizione posteriore centrale trasversale. Personaggi come Dallara e Stanzani sono forse i più grandi tecnici che il mondo abbia mai donato all’automobile, almeno per l’epoca. Il tocco finale lo diede un altro genio nostrano, un giovane Marcello Gandini, che per conto della carrozzeria Bertone di Torino realizzò questo capolavoro:

“Io sono quello che può fare la scarpa al tuo piede” disse Nuccio Bertone al grande Ferruccio.

 

Questa non è solamente una semplice automobile, è qualcosa di più, un netto segno di rottura con il passato. Il design della vettura fu  subito approvato da tutti in azienda; mai è stata realizzata una bozza di disegno di una vettura a cui non fu apportata nessuna modifica. In quel caso fu lasciato tutto com’era perché era semplicemente perfetta così.

Sono state veramente poche le auto in grado di cambiare il mondo dell’automobile come fece la Miura: con un motore V12 centrale e un corpo vettura davvero affascinante, la due posti della Casa del Toro ha ridefinito il concetto di auto sportiva. A riprova di ciò, al suo debutto, la Miura era l’auto più veloce del mondo: con una velocità massima di 280 km/h e un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6.7 secondi, la Lamborghini Miura stabilì nuovi standard nel segmento delle auto sportive, oltre ad essere una delle più belle automobili che la storia ricordi, con linee morbide e filanti, un retrotreno che scende su una coda pulita senza spigolature marcate. Praticamente paragonabile a una donna con l’abito da sera più elegante, che si fa ammirare senza fare rumore più di tanto.

Sotto il vestito si cela la massima espressione della meccanica applicata alle automobili, in quanto la vettura era dotata di una monoscocca in acciaio con una struttura centrale che si estendeva anteriormente e posteriormente con dei bracci scatolati trapezoidali che terminavano all’altezza delle sospensioni. I due elementi più esterni erano raccordati longitudinalmente da bracci in acciaio, per garantire una maggior rigidità strutturale. L’unità motrice, installata in posizione posteriore centrale, è un V12 di 4.0 litri con 320 CV, con il basamento che incorpora anche la campana del cambio in un’unica fusione. Sospensioni di primo livello, doppi triangoli all’avantreno e al retrotreno con barra antirollio.

Il nome Miura fu scelto personalmente da Ferruccio che volle chiamarla così in onore dell’allevatore spagnolo di tori da combattimento Don Eduardo Miura Fernandez. La vettura fu realizzata in molte versioni negli anni di produzione che vanno dal 1966 al 1973, in 763 esemplari totali.

Tre esemplari su tutti verranno ricordati per sempre perché legati a una storia particolare: vennero costruiti nel 1970, nati dall’idea di un ingegnere neozelandese che arrivò in Italia per lavorare presso la casa di Sant’Agata Bolognese. Appassionato, schietto ed eccentrico, si dedicò al lavoro di collaudatore, il suo nome è Bob Wallace. Capì subito le potenzialità della Miura e volle costruire un esemplare laboratorio per studiare poi una versione corsaiola, non tenendo in considerazione il pensiero di Ferruccio, il quale non voleva le corse. Nacque così la Lamborghini Miura SVJ, Super Veloce Jota.

A questo modello Wallace dedicò le sue nottate, compresi sabato e domenica. Ne uscì fuori un capolavoro, non lasciando nulla al caso. Rispetto al modello originale sostituì il telaio con uno più rigido su cui vennero montate sospensioni da competizione e freni a disco autoventilanti. Il propulsore V12 venne potenziato da 370 a 440 cavalli a 8500 giri/min; alcuni elementi della carrozzeria vennero sostituiti con pannelli in Avional rivettati e qualunque componente superfluo venne rimosso, anche negli interni. Lo scarico era artigianale, vennero modificati i gruppi ottici anteriori, i pneumatici erano Dunlop da competizione, i passaruota vennero allargati a mano per ospitare ruote con maggiore larghezza. Peso totale dell’auto: 890 kg, carrozzeria colore Rosso Granada.

Questo esemplare venne venduto ad un cliente che lo distrusse irrimediabilmente in un incidente. Alcuni acquirenti ne chiesero una piccola produzione e la casa del Toro acconsentì costruendo ufficialmente tre SVJ.

Uno di questi esemplari a luglio è stato messo in vendita da Kidston, di Simon Kidston, un’importante collezionista e venditore di auto di prestigio o, per meglio dire, uno tra i maggiori “classic car dealer” a livello mondiale. Possiede questa società che si occupa di trattative tra chi possiede le più belle auto del mondo e chi può permettersi di acquistarle, o vuole venderle con discrezione. Kidston SA si è occupata della gestione dell’acquisto di questo esemplare nel 2010, supervisionando il restauro che ha restituito alla Miura SVJ l’originale colorazione Rosso Granada. L’operazione ha richiesto tre anni di lavoro, affidato per la meccanica all’ex ingegnere Lamborghini Luca Savioli di Top Motors e per la carrozzeria e la verniciatura a Pietro Cremonini. Il suo valore commerciale può superare i quattro milioni di euro.

Fascino e sportività, uno spettacolo assoluto.

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